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Energia


PEAR
PIANO ENERGETICO AMBIENTALE REGIONALE DEL MOVIMENTO CAMPANO

Con il presente studio Il Movimento campano approccia la stesura delle linee guida di un ipotetico Piano Energetico Ambientale Regionale ,”con l’esclusione dei trasporti e mobilità”.
In comparazione e contro analisi al PEAR approvato dalla Regione Campania nel Marzo 2009, il nostro studio si pone l’obiettivo di un progetto atto alla produzione di energia elettrica nell’assoluto rispetto ambientale, senza alcun ricorso a combustibile di qualsiasi natura, ripromettendosi tra l‘altro, in tempi brevi, la dismissione e lo smantellamento di tutti gli impianti convenzionali altamente inquinanti, basati sulla combustione di risorse preziose e riutilizzabili. Tutto ciò, con l’obiettivo, di coprire in toto il proprio fabbisogno, nel massimo rispetto del trattato di KYOTO.

SOMMARIO

Obiettivi.
Fonti tradizionali
- Parco idroelettrico
- Parco Termoelettrico
- Il termo distruttore
Biomasse
- Considerazioni:
- La filiera ligneo-cellulosica
- La filiera del biogas
Sviluppo delle fonti rinnovabili
- Azioni: Promuovere e divulgare presso i Comuni e i Cittadini, (dare credito al Conto Energia).
- Fotovoltaico
- Eolico
- La geotermia
Progetto TESLA
- Pubblicizzazione presso i comuni del progetto TESLA



Obiettivi

Per l’attuazione di tale studio, saranno prese in considerazione tutte le risorse e le energie ”REALMENTE” naturali, e rinnovabili di cui largamente disponiamo sul territorio Regionale, escludendo totalmente le cosiddette “ASSIMILABILI”, tenendo conto degli impianti convenzionali, e non, già esistenti e funzionanti , sospendendo, la realizzazione di qualsiasi impianto, già approvato, o già finanziato, ad esclusione degli impianti fotovoltaici, solari, o microeolici. Ci si oppone all’idea del PEAR Regionale di rimboschimento a fine utilizzo nella filiera ligneo -cellulosica.
Si promuoveranno le ricerche per lo sviluppo delle energie rinnovabili ad emissioni zero, da indirizzare anche alla risoluzione dei trasporti e della mobilità.


Fonti tradizionali


PARCO IDROELETTRICO
Ad un’analisi del parco di produzione installato in Campania al 31 dicembre 2007, si registrano un totale di 28 impianti idroelettrici con una produzione di 1.315 MW.
In dettaglio, per quanto riguarda l’idroelettrico, sono presenti tutte le tipologie di impianto: ad acqua fluente (83,1 MW), a bacino (94,4 MW), a serbatoio (41,6 MW) e di pompaggio (complessivamente 1.096,3 MW tra pompaggio puro e pompaggio misto).
Proponiamo una messa in efficienza con manutenzione degli impianti esistenti.
http://files.meetup.com/206790/SCHEMA%20E%20PRINCIPIO%20DI%20FUNZIONAMENTO%20DELLA%20CENTRALE%20IDROELETTRICA.doc

PARCO TERMOELETTRICO
Già tra il 2006/7 sono state inaugurate nella sola provincia di Caserta, due megacentrali a gas per un totale di 1.200 MW, ed altre già autorizzate a Salerno da 800 MW, ad Orta di Atella altri 800 MW, a Napoli est per 400 MW, Flumeri Avellino da 400 MW, Nola (NA) da 107 MW, questo porterà la regione ad essere succube energeticamente del gas per di più proveniente da paesi oggi caratterizzati da forti instabilità politiche che come ricordiamo hanno già chiuso o minacciato di chiudere i rubinetti. Oltre ad essere altamente inquinanti e per di più pericolose.
Proponiamo la progressiva dismissione degli impianti e di non realizzarne alcuno.
www.files.meetup.com/206790/schema%20E%20PRINCIPIO%20di%20FUNZIONAMENTO%20della%20CENTRALE%termoelettric.doc

TERMODISTRUTTORE

Acerra (NA) - 600.000 tonnellate/anno, terminato al 06/2009 ( NON ANCORA A REGIME.)
Altamente nocivo costruito in zona già altamente inquinata: da dismettere, e da riutilizzare quale monumento all’idiozia umana e alla sudditanza assistenzialistica collusiva dell’attuale classa politica italiana

Altro obiettivo dell’attuale PEAR è la realizzazione di:
Salerno (SA) - 450.000 tonnellate/anno
Caserta (CE ) Santa Maria la Fossa
Napoli (NA) Ponticelli
Termovalorizzazione ecoballe – non localizzato e non definito (Giugliano) per un totale MW. 310 entro il 2013.
Per fare della Campania il forno d’Italia e che non saranno mai realizzati.
www.files.meetup.com/206790/schema%20di%20funzionamento%20incenerotori.doc


Biomasse

 Altro obiettivo dell’attuale PEAR della Regione Campania e’quello di sviluppare le “potenzialità” agro-energetiche delle BIOMASSE derivate dai residui inutilizzati dall’agricoltura (cosiddette di ‘seconda generazione’ come le biomasse generate da scarti e/o sottoprodotti di origine agricola, agroindustriale ed agroforestale,ecc.).
A questo si unisce anche la richiesta di valorizzare le aree dove non sussistono attualmente le condizioni agro-ambientali per le coltivazioni (aree interessate dal cuneo salino o con status ambientale alterato) e le aree a rischio di marginalità (aree a rischio idrogeologico, abbandono colturale) per essere dedicate temporaneamente a colture energetiche.
Riteniamo altamente rischioso in un programma di recupero delle aree da bonificare all’agro-alimentare porsi obiettivi poco trasparenti di riconversione.
Proponiamo che vadano valutati con estrema attenzione le modalità di trattamento, bonifica e solo in ultima analisi di eventuale riconversione delle aree.

L’utilizzo energetico di materiali che, se non correttamente smaltiti, avrebbero conseguenze negative per l’ambiente (come le deiezioni animali Secondo la definizione data dalla normativa vigente le biomasse sono rappresentate da “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani ”I comparti agricolo, forestale ed agroindustriale del territorio regionale possono fornire biomassa per sostenere due tipologie di filiera agro-energetica: quella della biomassa destinata alla produzione di biogas attraverso digestione anaerobica e quella della biomassa ligneo - cellulosica finalizzata alla combustione. In particolare per la produzione di biogas i residui provenienti dall’agricoltura possono essere rappresentati da:
▫ deiezioni animali: letame, liquame di allevamenti zootecnici (bovini bufalini, suini etc, );
▫ scarti vegetali: residui inutilizzati degli insilati, scarti ortofrutticoli, etc.;
▫ residui agroindustriali: residui della lavorazione del settore lattiero caseario (siero), della trasformazione del pomodoro (buccette), sanse etc.;

Mentre per la filiera della biomassa ligneo - cellulosica i materiali utilizzabili provengono in genere da:
▫ biomassa derivante dalla gestione dei boschi di proprietà pubblica e privata (ramaglia di cedui e fustaie);
▫ biomassa derivata da foreste a breve rotazione e da colture dedicate;
▫ residui delle industrie agroalimentari e/o della lavorazione del legno;
▫ biomassa da potature di imprese agricole o verde pubblico (ad es. potature di viti ed altri sottoprodotti colturali erbacei ed arborei.) - parte organica della RU.


CONSIDERAZIONI:
La filiera ligneo-cellulosica
Proponiamo di non realizzare gli impianti che utilizzano biomasse (nella filiera ligneo-cellulosica.)
Non sono compatibili con uno sviluppo sostenibile per la Campania e il suo territorio. In Campania è forte e urgente l’esigenza di innalzare il livello di sostanza organica dei terreni, e quindi della fertilità per garantire un futuro, è necessario che il piano, vada nella direzione di privilegiare impianti che recuperino la frazione organica, per trasformarla in ammendante o fertilizzante. Ciò significa escludere alternative che, pur sembrando, compatibili sul piano ambientale, di fatto, contribuirebbero ad accelerare i fenomeni di degradazione e desertificazione.
Considerando l’alto stato di inquinamento in cui versano i territori Campani, e i processi di desertificazione in atto, non si può prescindere dal tener presente del fabbisogno di sostanza organica per il reintegro della fertilità perduta nei terreni agricoli regionali. Quindi non bisogna considerare la frazione organica unicamente come biomassa, cioè come una potenziale risorsa energetica sostitutiva dei combustibili fossili. L’Uomo si è evoluto non è rimasto all’era del fuoco! recentemente si è conseguita una valutazione scientifica approfondita in cui il ruolo della sostanza organica nel suolo è considerato un fattore di rilievo nella strategia complessiva di lotta al cambiamento climatico e alla desertificazione. La fertilizzazione dei suoli con la sostanza organica potrebbe facilitare la sottrazione di anidride carbonica dall’atmosfera, fissando il carbonio nel terreno. Un aumento dello 0,15% del carbonio organico nei suoli arabili Italiani potrebbe fissare nel suolo la stessa quantità di carbonio che oggi è rilasciata in atmosfera a causa dell’uso di combustibili fossili.
Recenti conferenze sul cambiamento climatico di Bonn e di Marrakech hanno sottolineato l’importanza del contributo dell’arricchimento ( o impoverimento) di sostanza organica nel suolo, al fine di impostare politiche di promozione delle pratiche di fertilizzazione organica e di recupero delle biomasse mediante compostaggio. Oltre all’effetto diretto sul “sequestro” di carbonio nel suolo, la fertilizzazione organica consente di sostituire almeno parzialmente la concimazione chimica (evitando il consumo di combustibili fossili per la loro produzione e lo sviluppo di altri gas serra, come il N2O, in conseguenza della loro applicazione); di migliorare la lavorabilità del suolo (risparmiando energia nelle lavorazioni principali e complementari); di migliorare la ritenzione idrica (diminuendo la richiesta di energia per l’irrigazione); di diminuire l’erosione e la conseguente mineralizzazione intensiva di sostanza organica negli strati superficiali ( che determinerebbe un ulteriore trasferimento di anidride carbonica nell’atmosfera nel bilancio complessivo). ( liberamente tratto da ”indicatori per una pianificazione territoriale ecosostenibile” di Giuseppe Messina)
www.files.meetup.com/206790/filiera%20biocombustibili%20SOLIDI.com

La filiera del biogas
Il processo di digestione anaerobica delle biomasse consiste in una serie di reazioni.
biochimiche di demolizione della materia organica in sostanze gassose semplici, dalla quale si produce una miscela gassosa combustibile, appunto biogas, costituita essenzialmente da anidride. carbonica e metano (40 ÷70%). In realtà, il biogas rappresenta il prodotto intermedio della filiera. destinabile a vari usi finali previo trattamento di depurazione. L’utilizzazione più frequente è la trasformazione in elettricità e calore (cogenerazione), mentre ancora poco diffusa è la produzione. combinata di elettricità, calore e freddo (trigenerazione)Il quantitativo di biomassa di origine animale rilevato sul territorio regionale, comprendendo in tale definizione sia gli effluenti zootecnici che il siero residuo della lavorazione del settore caseario, per le sue caratteristiche chimico-fisiche e per la sua disponibilità rappresenta il substrato“tipo” per avviare il processo di aggregazione di una potenziale filiera del biogas. Il potenziale disponibile stimato in relazione all’impiego della sola biomassa di origine animale, al netto delle utilizzazioni agronomiche risulta pari a circa 20 MWe, e a oltre 21 MWt con una producibilità di circa 150.000 MWh/anno. Questo biogas sarà utilizzato dalle centrali site nella provincia di Caserta diminuendone cosi la sudditanza dal gas importato.
www.files.meetup.com/206790/SCHEMA%20filiera%20BIOGAS.DOC


Sviluppo delle fonti rinnovabili
Gli scenari tendenziali elaborati da ENEA, in alcuni casi, prevedono un incremento della produzione elettrica da fonte rinnovabile inferiore rispetto a quella che si ritiene oggettivamente conseguibile in Campania.
Viceversa, lo scenario ENEA appare leggermente ottimistico, in particolare nel breve termine (anno 2013) per quanto concerne lo sviluppo del solare termodinamico.
Gli scenari presentati si basano, per quanto riguarda lo sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore elettrico, sulle ipotesi dello scenario attuale che vede il fotovoltaico con soli 1.5w per abitante con una previsione di sviluppo fino al 2020 pari a soli 150 MW.

E’ opportuno precisare che, per quanto riguarda le fonti rinnovabili, le ipotesi corrispondono ad obiettivi minimi, che, in caso di evoluzione del mercato e/o delle tecnologie particolarmente favorevoli, e dei fondi del “conto energia” che se ben pubblicizzati ed utilizzati, potrebbero sicuramente essere superati, in particolare nel caso del solare (sia termodinamico che fotovoltaico).
Azioni:
Promuovere e divulgare presso i Comuni e i Cittadini, (dare credito al Conto Energia).
Produrre energia da fonti rinnovabili, sole e/o vento, è il futuro.

Lo Stato, per adempiere alle disposizioni di Kyoto con il decreto del 19 febbraio 2007, denominato “Conto Energia”, utilizza i CIP 6 , una tassa del 7% che tutti paghiamo sulla bolletta Enel, voce A3, per finanziare con contributo chi realizza impianti da energie rinnovabili.
I contributi di “conto energia” vengono erogati per 20 anni, a secondo del tipo e della dimensione dell’impianto realizzato.
A sua volta l’ energia prodotta può essere utilizzata in auto consumo o venduta sul mercato dell’energia elettrica, quindi doppio guadagno: incentivi (per 20 anni) +auto -consumo o vendita ( oltre 40 anni.)

IL FOTOVOLTAICO
Il fotovoltaico è un settore di sicuro sviluppo che va però sostenuto ed incentivato, soprattutto per le piccole utenze che si sviluppino su strutture architettoniche esistenti, i mega impianti che tendono ad occupare suolo libero, in parte anche agricolo, vanno con fermezza limitati ed ostacolati.
Il futuro del fotovoltaico è ricco di buoni auspici, allo studio è un prodotto al mirtillo che funzionerà per fotosintesi clorofilliana, capace di produrre energia con la sola presenza della luce e non per solo irraggiamento; sono inoltre allo studio sistemi di captazione solare a minor impatto ambientale; i costi di produzione sono destinati a calare progressivamente nel tempo, in rapporto inversamente proporzionale alla diffusione del prodotto. Auspichiamo al giorno in cui la realizzazione degli impianti sarà ritenuta conveniente ed approcciabile anche senza gli incentivi statali.
Proponiamo di sostenere e diffondere il fotovoltaico, nella ricerca e nella sperimentazione, favorendo i piccoli impianti domestici, limitando la diffusione dei mega impianti industriali sul suolo libero.
www.files.meetup.com/206790/impianti%20fotovoltaico%20connessi%20alla%20rete%20elettrica.doc


L’EOLICO
Rispetto all’energia eolica la Campania è tra le regioni che ha investito maggiormente in questa fonte, ad oggi si contano circa 400 MW. già istallati, con una previsione di sviluppo fino al 2020 pari a 2458 MW.
A oggi, i 39 impianti eolici insieme ai 149 fotovoltaici,raggiungono i 464,8 MW.
Proponiamo anche in questo caso di sostenere e diffondere il microeolico a dimensione domestica contro il proliferare massiccio ed altamente impattante dei mega campi eolici la cui realizzazione va valutata razionalizzata e controllata sul tutto il territorio regionale con opportunità
www.files.meetup.com/206790/SCHEMA%20e%principio%20di%20funzionamento%2odi%2duna%20centrale%eolica.doc

LA GEOTERMIA
La Banca dei Dati Geotermici per la Campania ci dice che la nostra regione è caratterizza dalla presenza di vulcani recenti e attivi e da numerose manifestazioni termali, e che assieme alla Toscana ed al Lazio è una delle regioni italiane più importanti dal punto di vista geotermico.
La ricerca geotermica in Campania inizia negli anni ’50, nella zona dei Campi Flegrei e nell’Isola d’Ischia; negli anni successivi l’AGIP e l’ENEL svolgono ricerche prevalentemente indirizzate all’utilizzo elettrico in Campania individuando l’area di Mofete (NA) ad alta entalpia.
La Banca Dati Geotermici riporta per la Regione Campania 98 pozzi e 56 sorgenti.
Proponiamo, data la disponibilità naturale della fonte geotermica nella nostra regione, in specie nei Campi Flegrei,di improntare studi atti ad individuare l’opportunità di realizzare centrali geotermiche nelle zone atte a riceverla e di promuovere e sovvenzionare anche impianti privati e per singole utenze.
www.files.meetup.com/206790/la%20MAPPA%20delle%aree%20di%interesse%20geotermico%20in%Campania.doc

Progetto TESLA

Pubblicizzazione presso i comuni del progetto TESLA
Il progetto TESLA si ripropone la realizzazione di centrali elettriche con pannelli fotovoltaici, attraverso un progetto di AZIONARIATO POPOLARE, per la distribuzione di energia elettrica a basso costo, in euro e Scec (vedi Associazione Masaniello)
Missione:
Il progetto si propone di realizzare impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in particolare da impianti fotovoltaici, senza escludere altre fonti in armonia con le leggi della natura.
Prodotti:
Conto Energia.
Il progetto TESLA , energia rinnovabile e democratica a basso costo
1) Disponibilità di spazi di proprietà regionale, comunale, come i tetti sparsi in tutte le città, per costruire gli impianti.
2) L’energia prodotta a basso costo, e remunerata anche con gli scec, sarà data alle famiglie meno abbienti, che potranno risparmiare il 50% sull’energia elettrica, una sorta di walfare comunale a costo zero per il comune.
3) La regione o i comuni potrebbero entrare con piccole somme nell’azionariato popolare del progetto Tesla, diventarne investitori, alla pari dei privati cittadini (consultare il progetto qui . Il che vorrebbe dire investimento produttivo delle risorse dei contribuenti e utilizzo di fondi europei, con rientro del capitale investito in pochi anni, guadagni garantiti per il comune per almeno 13/14 anni, in rapporto alla cifra investita, che vi ricordo servirà a costruire impianti fotovoltaici senza scopo di lucro, per distribuire energia elettrica a basso costo grazie agli scec, e creare nuovi posti di lavoro.
4) Le somme percepite dalla regione, comune,e cittadini, grazie all’investimento sul fotovoltaico, potrebbero essere rinvestite, per creare altri impianti, si innescherebbe un processo molto virtuoso.
La cooperativa non avrà scopo di lucro, creerà occasioni di lavoro per i disoccupati, non produrrà profitto ma felicità, noi non entriamo nel PIL ma nel FIL, Felicità Interna Lorda!

A tutti quelli che vorranno lavorare nel progetto saranno richiesti i seguenti requisiti:
Sorrisi
Stati d’animo positivi
Purtroppo su questo non faremo sconti


Risposte ai commenti: 
@giacomo faiella
Il nostro NO secco alla costruzione di centrali nucleari si riferisce alle tecnologie attualmente disponibili. Al contrario, non ci opponiamo alla ricerca scientifica in genere né allo studio sulle reazioni nucleari ultrasoniche da te citato. Non saprei dire se è giunto il momento di sostenere con particolare determinazione questa specifica ricerca, ma direi che il problema non si pone perché già sembra sostienerla la Camera. Grazie. Quilo.



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